Editoriale

Il vernissage del nostro Blog, rinnovato nella veste, nei contenuti e negli obiettivi costituisce una occasione propizia per fare qualche considerazione sulle ragioni e sul perché un così vasto numero di cittadini e cittadine (alla data odierna siamo 440), residenti in una piccola area urbana ben circoscritta, ha aderito ad un Comitato di cui, forse, appena conosce qualche associato.

Come mai i cittadini hanno superato le diffidenze spesso riservate a questo tipo d’iniziative? e si sono resi disponibili a rilasciare i propri dati anagrafici sensibili, di cui altrimenti si mostrano gelosissimi? Perché ci si rende disponibili a ricevere e leggere posta su argomenti di sovente indigesti? o a incontri assembleari su temi non direttamente afferenti il proprio personale interesse? o perché ci si presenta, numerosi, nelle assemblee Municipali a manifestare tutto il dissenso e la lontananza verso inidonei amministratori? È forse una moda. È un nuovo modo di intrattenimento sociale. È per la gratuità del tutto. No, è qualcosa, crediamo, di molto più profondo.

Quell’atteggiamento, di buona parte della società civile responsabile, che fino a qualche tempo addietro, si limitava ad adesione di principio verso valori affermanti la priorità dell’interesse pubblico sul particulare, oggi si manifesta diversamente. E buona parte della società si orienta sempre più a entrare nel merito, a vederlo e a volerlo declinato nel concreto. Vuole accertarsi che, veramente, l’interesse della collettività si espliciti come sovrastante l’interesse del singolo. I cittadini sembra vogliano uscire dalle generalizzazioni e approfondire la conoscenza del singolo caso. Per poter migliorare il presente e salvaguardare il futuro, occorre conoscere la realtà in termini fattuali e normativi.

Sempre più ampi strati della popolazione responsabile avvertono una situazione talmente deteriorata da richiedere necessariamente che il cittadino conosca, nello specifico, gli attentati all’interesse comune. Nella nostra associazione è bandita l’espressione: “è tutto uno schifo”: sintomatica locuzione di chi oltreché la distanza dal fatto negativo specifico prende le distanze da ogni tentativo ed obbligo d’impegno per cercare di eliminare quello specifico fatto negativo.

Per poter sperare d’invertire la deriva che ci ha portato al declino della qualità della vita cittadina occorre che ciascuno si dia carico di una migliore conoscenza della realtà e partecipi alla cosa pubblica in misura maggiore. Le deleghe, strumento obbligato delle democrazie moderne, non possono funzionare senza una partecipazione e un controllo serrato dei cittadini.

Ci si rende sempre più conto come il territorio in cui quotidianamente viviamo è così tanto gravemente offeso e degradato da richiedere misure che, proprio da lì si avviino, per invertire un declino, altrimenti nazionale. Non c’è nessun gelido e lontano palazzo d’inverno da assaltare per ribaltare la situazione. Come ci ha ammaestrato Manzoni, per scoprire la verità “invece di cercar lontano basta scavar vicino…”. Ci si occupi, pertanto, della qualità della propria piazza, delle proprie strade, della qualità dell’aria o dei rumori che entrano dalle nostre finestre….

Non hanno responsabilità i residenti di Ponte Milvio sul livello d’inquinamento del Rione Tamburi a Taranto, e ben poco possono fare per sanarlo. Mentre gli stessi residenti hanno grandi responsabilità verso se stessi e le successive generazioni che qui verranno ad abitare se il degrado materiale e culturale prosegue.

Vi siete chiesti le ragioni, nel lessico quotidiano, di un recupero graduale, ma costante, in questi ultimi anni, di termini quali: “uso civico”, “bene o beni comuni”, “utilità, funzione pubblica”… Sono termini non più patrimonio degli iniziati e dei tanti ottimi autori che si sono impegnati in questi anni, bensì delle persone dabbene che oramai inseriscono questi lemmi nelle loro categorie culturali e nel loro linguaggio.

Quanto sopra sembra emergere dall’attenzione dei residenti verso il Comitato Abitare Ponte Milvio. Un forte desiderio che il BENE COMUNE, (bellissima associazione terminologica) determini le scelte della comunità e che sia messa, oserei dire, naturalmente in pratica una visione lungimirante della società.

b.r.

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