Della pedonalizzazione e della partecipazione, ovvero come dalla democrazia si scende nei referendini

Questa volta si tratta della pedonalizzazione di Ponte Milvio.

Questione delicata, molto dibattute le motivazioni e le situazioni a monte che portano a tale ipotesi.

Ipotesi formulata dalla nuova Giunta Municipale, sulla scia anche della breve sperimentazione di chiusura, nel week-end, del brevissimo tratto di via Flaminia Vecchia compreso tra Piazzale Ponte Milvio e via Bolsena.

Nel caso progettato dell’intera pedonalizzazione, l’obiettivo non sarebbe più limitato al tentativo di risolvere (parzialmente) le varie problematiche innescate dalla cosiddetta “movida”, ma più globalmente affrontare (e risolvere?) tutti i mali che affliggono l’area.

Traffico, sosta selvaggia su n file, perenne presenza di furgoni in appoggio alle vendite ambulanti, solo per citarne alcuni dei più vistosi, ma anche diversa risposta all’invasione della movida.

Una soluzione del genere, proprio per le implicazioni notevolissime che introduce a cominciare dalla regolamentazione del traffico per garantire la permeabilità ai residenti e a chi nell’area lavora, necessita di approfondite analisi di sistema che, al fine di assicurare la trasversalità delle stesse, obbligatoriamente deve vedere il coinvolgimento di tutti gli attori e degli stakeholders, endogeni ed esogeni a questo territorio.

Siamo, dunque, di fronte ad un emblematico “caso di scuola” in termini di processo partecipativo, quel processo democratico che da sempre il nostro Comitato invoca come strumento principe nel governo della città.

Il progetto per la pedonalizzazione di Ponte Milvio può e deve rappresentare l’occasione urgente per istituire il primo di quei “tavoli di confronto”, ormai tanto proclamati (purtroppo non ancora “materializzati”) dalla nuova Giunta Municipale, in consonanza con quanto promesso (analogamente senza esiti ancora visibili) anche da quella – altrettanto nuova – del Comune.

Parliamo, dunque, della necessità di attivare quel processo di serio coinvolgimento dei cittadini nelle pratiche decisionali che ricadono sulle trasformazioni urbane e territoriali , accogliendo e promuovendo quanto già costituisce pratica nei Paesi della UE e come la stessa UE da tempo sollecita agli Stati aderenti.

Ma in casa nostra sembra che l’unica attenzione (si direbbe trasformata in passiva e colpevole acquiscenza perenne) nei confronti delle raccomandazioni di Bruxelles sia destinata alle questioni economiche-finanziarie-fiscali.

Tutto ciò che riguarda, viceversa, possibili modi per la crescita dei cittadini (dunque dei popoli) in senso democratico, civile, inclusivo e accogliente, per la formazione di una loro diversa coscienza consapevole e partecipativa, tutto questo è tenuto cautelativamente lontano, non considerato, tanto meno praticato e possibilmente evitato.

In questo colpevole spazio vuoto si vanno, prontamente e facilmente, a piazzare le false e squallidamente demagogiche speculazioni strumentali dei soliti approfittatori, pronti a cavalcare qualsiasi occasione ritenuta propizia si presenti loro come grimaldello di vuote azioni di opportunismo politico a fini propagandistici.

E così puntualmente è avvenuto anche nel caso delicatissimo della “pedonalizzazione di Ponte Milvio”, subito acchiappata come prelibato bocconcino da tre personaggi tipici, ed evidentemente “operosi”, dell’opposizione che il PdL sta mettendo in scena nel XV Municipio (http://www.vignaclarablog.it/2013092624840/ponte-milvio-isola-pedonale-antoniozzi-corsetto-pasero-decidano-cittadini/#comment-58893).

Con incredibile  trasformismo (si, incredibile, perchè nonostante i livelli ai quali ci stanno abituando da troppi anni a scala nazionale, restiamo sempre increduli di fronte a tanta e continua sfrontatezza) e esibendo notevoli e luccicanti “facce di tolla”, dimentichi (ma questo gli riesce facile, un giorno per l’altro) dei disastri del loro appena terminato quinquennio di (mal)governo municipale, subito strepitano come novelle oche del Campidoglio, riempiendo i loro vuoti e propagandistici proclami di parole che non gli appartengono, deformando in modo grottesco e deforme contenuti originariamente di ben altro spessore e significato.

Così siamo costretti a trovarci di fronte a sentenze che gridano “…La sinistra (si noti l’accento sulla “localizzazione politica” prontamente sottolineata, ndr) vuole pedonalizzare Ponte Milvio tutto l’anno? Ha chiesto il parere ai cittadini? Progetti di questo impatto non si fanno senza condivisione!……a decidere per il territorio non siano le giunte ma i cittadini. Decide chi partecipa….”, dove si annuncia un “referendino” che si svolgerà in strada e on-line sulle pagine di un foglio locale.

Che suono sinistro assumono le parole “condivisione….partecipazione”, quando vengono utilizzate da chi non ne conosce, e soprattutto non ne pratica, il significato.

Ma come si permettono, questi signori, di continuare ad offendere l’intelligenza dei cittadini, strumentalizzandone il coinvolgimento a soli fini propagandistici in acrobatici tentativi di “chirurgia plastica” che possa esiguamente ridare loro presentabilità?

Ma come si permettono di pensare che nessuno di noi abbia più memoria e ricordo di quale sia stato il segno costante e caratterizzante del loro (mal)governo, quando calpestavano sistematicamente gli interessi legittimi dei cittadini (dal loro Presidente chiamati “pubblico”) per asfaltare percorsi liberi a direttive nella direzione delle convenienze delle categorie da loro protette?

Ma come si permettono di deformare, piegandoli ai loro bassi obiettivi di bottega finalizzati a “fare cassa” di consenso, contenuti profondi relativi ai processi partecipativi democratici (tutto si esaurisce con un “referendino”) proprio loro che non si sono degnati di rispondere (nonostante fossero obbligati a farlo in termini di Regolamento, per questo meritandosi l’attenzione del Pretore) a quelle “interrogazioni civiche” che in maniera stringente chiedevano conto proprio di quel degrado inarrestabile dell’area di Ponte Milvio, per la quale oggi si rende necessario adottare soluzioni opportunamente analizzate, studiate e condivise?

Ma come si permette, l’ex Presidente sfiduciato della passata Giunta Municipale, evidentemente informato di tale iniziativa come capogruppo dell’opposizione, a utilizzare questi strumenti assolutamente indegni di un civile confronto e testimonianza di una visione assai bassa e deprimente della politica?

Confidiamo nell’intelligenza dei cittadini tutti, dei nostri iscritti, che sapranno valutare, nel pieno del suo squallore, questa volgare azione propagandistica che, ben lontana dal volere realmente contribuire alla discussione e alla soluzione dei problemi, ha come unico obiettivo quello di “fare caciara”, di alzare polveroni, di creare inutili ed ulteriori motivi di tensione, che è poi l’unica maniera (livida) in cui sono – purtroppo – capaci di fare opposizione.

Infine, non possiamo non rivolgere un pressante appello alla nuova Giunta Municipale affinchè si decida a dare corso alle promesse, qua e là formulate, e abbia finalmente il coraggio di agire prontamente dando vita e sostanza ai “tavoli partecipativi”, coinvolgendo intorno a loro tutte le voci possibili in unica soluzione e non con appuntamenti separati.

Siate decisi e coerenti.

Lasciare quello spazio vuoto del quale prima si scriveva, genera appetiti e provoca “occupazioni” sgradevoli, delle quali alla fine, per mancanza di determinazione e azione coerente, diventate inevitabilmente e colpevolmente complici.

Eduardo Micheletti e Paolo Salonia, Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

 

 

Un pensiero su “Della pedonalizzazione e della partecipazione, ovvero come dalla democrazia si scende nei referendini

  1. La partecipazione popolare a qualunque tipo di processo decisionale municipale, compresi quelli che investono la vita cittadina quotidiana, passa ineludibilmente per una fase conoscitiva propedeutica. Lo sappiamo tutti.
    Come, sappiamo tutti, che la conoscenza per arrivare a prendere la più saggia delle decisioni non potrà mai essere completa ed esaustiva, ciononostante, chi è investito di una decisione deve, al meglio, darsi carico di acquisirla e chi è detentore istituzionalmente di informazioni deve darsi carico di favorire nei cittadini quegli elementi di conoscenza che agevolino le migliori decisioni.
    Il caso, invece, che Paolo Salonia ha ben stigmatizzato mostra come l’episodio della sperimentazione abbia costituito una ghiotta occasione per dei consiglieri ed ex assessori a corto di argomenti. Un becero tentativo di mistificazione sui fatti infarcito di retorica antisinistra del tipo: “la sinistra vuole pedonalizzare ignorando la volontà dei cittadini!”, “il bello della democrazia…” o altre cose similari. Argomenti che non toccano la conoscenza del problema ma giudizi o pregiudizi che ancor prima di essere falsi non sono pertinenti e non riguardano il merito del problema.
    Ora non è possibile fare corsi di educazione civica ai consiglieri, però è possibile invitare quei baldi giovanotti di opposizione e ancor più quelli di maggioranza a far qualcosa di utile in termini di documentazione fornita alla cittadinanza. Se realmente vogliamo costruire una democrazia partecipata i consiglieri, gli assessori, il presidente del Municipio si documentino, si diano da fare per convocare Comitati e Associazioni, per allestire una sala, per predisporre un piano di lavoro, preconvochino gli enti deputati alla sicurezza, alla viabilità, all’ordine e al decoro cittadino; studino e predispongano i migliori strumenti amministrativi. Altrimenti che tavoli partecipativi sul risanamento di Ponte Milvio saranno? O avete intenzione di trasformarli in occasione di trastulli e battibecchi infarciti di slogan come quelli da Paolo sopra riportati o programmare un durevole argomento di distrazione di massa. No, la cittadinanza non ha tempo da perdere. E siamo molto in ritardo.
    Bruno Rosi

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