Via Giulia

Che importanza può avere per un Comitato di Quartiere, denominato “Abitare Ponte Milvio”, quello che accade in un luogo così distante che è via Giulia ?

Questa domanda sembrava leggersi nello sguardo meravigliato dell’Assessore Comunale alla Cultura Gasperini quando ho chiesto di intervenire nel dibattito, nel corso dell’incontro di vertice fra Comune e Comitati, nella Sala della Bandiera in Campidoglio, indetto dallo stesso assessore venerdì 8 u.s.,  circa la “sistemazione” dello spazio (in verità si tratta diuna ennesima e terrificante speculazione), in pieno centro storico, risultato dallo sventramento perpetrato dal PRG del 1931.

Naturalmente affrontare un  problema come quello di risolvere urbanisticamente ed architettonicamente  le cesure, meglio vere e proprie smagliature,  nel tessuto dei centri storici a seguito delle dissennate  trasformazione operate in vista di un ridisegno della città retoricamente rievocante  la “grandezza” dell’antica Roma, è di quelli da  “far tremare le vene e i polsi”. Ma la soluzione non può ignorare quanto la cultura italiana ha elaborato a proposito di restauro, risanamento, riqualificazione dei centri storici e non può affidarsi a quella della Soc.CAM di proporre un “project financing” per la costruzione di un garage interrato a cinque piani, un albergo a cinque stelle, abitazioni di lusso e, last but not least, la sistemazione di importanti reperti archeologici venuti inopinatamente alla luce. Viceversa, la proposta che ho avanzato e che potrebbe essere discussa in questa sede come materia di interesse per tutti, e non solo per gli abitanti della via, è la seguente.
Un concorso  internazionale di idee avendo come riferimento un bando alla cui elaborazione doversi chiamare, oltre gli uffici istituzionali preposti non esclusa la “casa della città”, gli esponenti della cultura architettonica, urbanistica e umanistica in generale. Come orientamento fondamentale il bando dovrebbe lasciare ampia libertà ai progettisti di esprimere la loro visione di una città per l’uomo, sciolta da vincoli finanziari cogenti, viceversa rispettosa del suo patrimonio, espressione della millenaria cultura europea, ultima e non rinnovabile risorsa in un mondo globalizzato.

Eduardo

5 pensieri su “Via Giulia

  1. Quando abbiamo creato il Comitato, ciascuno di noi ha avuto le proprie visioni civiche. Da quelle più modeste e pratiche: l’agognata sostituzione del cassonetto non più idoneo alla missione, a quelle più ambiziose e palingenetiche.
    Io credo di essermi collocato in una situazione mediana e mi augurai di avere delle amministrazioni cittadine in grado di favorire e curare la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica e alle scelte comuni, a cominciare dalle importanti scelte urbanistiche che ineludibilmente condizionano la vita dell’attuale e delle future comunità cittadine.
    Se poi l’informazione e l’ascolto divenisse una prassi “partecipata”, come già previsto dalle norme, e assumessero i caratteri della normalità e della sistematicità, di certo, si favorirebbe la crescita della coscienza civica dei membri della comunità romana. Risultato non da poco.
    Il caso in oggetto è un tardivo momento di coinvolgimento della cittadinanza. Che rende tutto più problematico e sospetto. E ci fa comprendere come sia ancora da costruire un moderno, normale dialogo fra amministrazione e cittadini.

  2. Alla domanda posta ritengo si debba rispondere senza esitazioni: ha importanza!
    Almeno per tre motivi, oltre ai numerosissimi altri ugualmente determinanti.
    Il primo.
    Via Giulia è Ponte Milvio, come è Labaro, Prima Porta, Tor Bella Monaca.
    Nel senso che l’attività e l’attenzione di un Comitato “di quartiere”, proprio per essere puntuale ed efficace, deve possedere la capacità di guardare al generale per capire il particolare.
    I problemi del nostro Municipio vanno affrontati nella consapevolezza di appartenenza territoriale ad una realtà metropolitana vasta, anche nelle problematiche che esprime.
    Essere solidali e coinvolti con altre realtà di Comitati e Associazioni che operano con le nostre stesse finalità, rafforza la nostra azione e aumenta la visibilità dei nostri problemi.
    Il secondo.
    Il tentativo di speculazione, l’ennesimo, che si sta tentando di perpetuare ai danni di quella delicatissima parte di città storica – non dimentichiamo, Patrimonio dell’Umanità – ad opera della solita accoppiata amministrazione pubblica/interessi privati va contrastato con forza proprio perchè rappresenta la stessa faccia della stessa medaglia che raffigura (almeno ha raffigurato fino al 4 marzo) la realtà di questo territorio municipale.
    Ricordiamo: Centro Commerciale alla Stazione Due Ponti, colate di cemento qua e là per l’edificazione di una residenzialità speculativa che niente ha a che vedere con la domanda abitativa reale, con conseguente e progressiva distruzione dell’ambiente naturale e del paesaggio, degrado diffuso e incontrastato nell’area di Ponte Milvio, ceduta senza remore ai più volgari interessi privatistici e ancora l’elenco potrebbe essere snocciolato come un rosario dolente.
    Si tratta degli stessi attori senza scrupolo che continuano a saccheggiare la città e il territorio, praterie private delle loro scorribande.
    Il terzo.
    La bellezza, contrastare sempre e dovunque gli attacchi volgari di questi nuovi barbari contro la bellezza.
    La nostra amatissima città, e quindi anche il nostro amatissimo territorio, potrà risollevarsi per rinascere finalmente inclusiva e sostenibile, solo se si farà leva sulla ricerca della bellezza.
    L’estetica apre la strada all’etica e poi camminano insieme.
    E di etica ce n’è assoluto bisogno.

    Avviso ai naviganti: quell’Assessore alla Cultura, Gasperini, che meravigliandosi della presenza di Eduardo Micheletti ha dimostrato evidentemente di non condividere questi tre motivi, è il Commissario del nostro Municipio, nominato dal Sindaco Alemanno.
    Continuità o cambiamento?
    Dovremo, presto, verificarlo, anche e soprattutto in termini di apertura alla partecipazione democratica.

    Paolo Salonia

  3. Spett.le Comitato,

    scrivo in qualità di presidente del comitato degli “Amici di Via Giulia e della Roma Rinascimentale”, che rappresenta circa 500 soggetti tra residenti e commercianti. Sinceramente non riesco affatto a comprendere le ragioni della vostra partecipazione ad una vicenda che riguarda un’area ben diversa da quella di vostra competenza.

    Per 32 lunghi anni mi sono battuta con tutte le mie forze per contrastare il degrado, la sporcizia e lo stato di abbandono di via Giulia che ha contribuito alla chiusura di ben 70 esercizi commerciali soltanto negli ultimi 10 anni.

    Eppure durante tutti questi anni, non ho mai avuto la fortuna di incontrarvi e di vedervi a mio, anzi a nostro supporto.
    Proprio ora che esiste un progetto di riqualificazione, che il mio Comitato ha potuto conoscere e al quale è favorevole, leggiamo critiche da parte di chi non abita a via Giulia, non si è mai fatto vivo per sostenere le nostre battaglie e non conosce le reali problematiche dei luoghi in cui abitiamo.

    Noi siamo favorevoli alla proposta della Cam.

    Prima di tutto perché abbiamo bisogno dei parcheggi e, anche dopo il ritrovamento dei reperti archeologici, l’impresa è in grado di realizzare posti auto sia per i residenti che per i visitatori.
    In secondo luogo perché l’intervento riqualificherà l’intera area, attribuendo funzionalità agli elementi urbanistici; ciò garantirà anche maggiore sorveglianza in una via che in certe ore della giornata non trasmette alcun senso di sicurezza.
    In ultimo, il progetto di cui si parla prevede anche un Museo di 2.500 mq. per salvaguardare i meravigliosi ed unici reperti ritrovati durante gli scavi archeologici.

    Non temiamo la speculazione edilizia perché ciò che si realizzerà in superficie sarà strettamente subordinato alle indicazioni e autorizzazioni di amministrazioni e sovrintendenze competenti, autorità senz’altro responsabili e capaci di valutare per il bene del quartiere e della città. Ci fidiamo più di queste autorità che di coloro che non vivono a via Giulia, parlano a titolo personale e invocano la storia o l’archeologia (oltre ad un vago interesse per il centro storico di Roma) per lasciare che tutto rimanga desolatamente così com’è.

    Paola Cipriani
    Presidente del “Comitato Amici di via Giulia e della Roma rinascimentale”

  4. Gentile Signora Cipriani,
    proviamo a rispondere alle sue osservazioni, premettendo che già gli scritti precedenti al suo su questo blog contengono, a nostro avviso, gli elementi fondamentali che possono aiutare a chiarire la nostra posizione.
    Il punto è che si tratta di Via Giulia e non di una qualsiasi altra via di una delle tante periferie romane.
    La più importante strada rinascimentale, voluta da un Papa che ebbe la forza e la visione di un progetto urbanistico per Roma di straordinaria forza, testimonianza irripetibile alla quale hanno contribuito architetti ed artisti celebrati in qualsiasi angolo della Terra, ebbene questo “unicum” appartiene a tutti, proprio perchè Patrimonio dell’Umanità (UNESCO).
    Ne consegue che i fortunati abitanti che hanno l’onore di vivere in tale contesto, debbano anche avere l’onere che l’unicità e la grandezza del luogo necessariamente implicano.
    Ne consegue, ancora, che i cosiddetti problemi della “vivibilità” quotidiana acquisiscano connotati del tutto diversi e non sempre facilmente risolvibili con gli stessi strumenti e provvedimenti possibili in altre parti della città.
    Ed è proprio la particolarità e la delicatezza, diremo fragilità, dell’ambito urbano, del suo “genius loci” che impongono una attenzione ed una cura amorevole che chiama in causa non soltanto l’inquilino del civico 85 (che pure va ascoltato con i suoi problemi e le sue necessità), ma tutti coloro che, per competenze ma anche per passione, hanno la possibilità e la volontà di portare un contributo a questo che dovrebbe diventare un “cantiere mondiale” di idee, progettualità, soluzioni armonizzate.
    Ripetiamo, si sta parlando di un bene collettivo che appartiene all’umanità intera.

    Quando poi si assiste al solito attacco speculativo di chi vuole volgarmente lucrare, indifferente ai luoghi, imponendo modelli comportamentali che già hanno fatto scempio di questa città, allora diventa un dovere alzare il livello di guardia e puntare quanti più riflettori possibili per smascherare l’ennesimo trucco.
    Non si può abbandonare una strada come Via Giulia a questa o a quest’altra impresa costruttrice che, nell’indifferenza o nella incapacità o nella connivenza o nell’incultura o tutto questo insieme di una Amministrazione che non si è certo dimostrata all’altezza della Città di Roma, con ardimentosi salti di regole e norme passa da un progetto di un parcheggio sotterraneo (e già allora ci sarebbe stato molto da osservare) ad una cementificazione invasiva con albergo a cinque stelle, abitazioni di extra-lusso, urban center, come se si dovesse occupare un lotto libero e anonimo per riqualificare una periferie degradata (altra faccia della stessa medaglia).

    In sostanza, noi TEMIAMO la speculazione edilizia proprio “perché ciò che si realizzerà in superficie sarà strettamente subordinato alle indicazioni e autorizzazioni di amministrazioni e sovrintendenze competenti, autorità senz’altro” NON “responsabili e capaci di valutare per il bene del quartiere e della città.”

    Infine, noi partecipiamo per tutte le ragioni sopra esplicitate che sono comunque valide, anche se siamo di Ponte Milvio, altro luogo storico e degradato per la stessa incuria ed incapacità di questa Amministrazione.
    Dieci anni fa non eravamo ancora costituiti come Comitato, eppure ciascuno di noi operava singolarmente, ugualmente sensibile e attivo per la difesa dell’identità culturale irrinunciabile di questa città.

    Eduardo Micheletti e Paolo Salonia, Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  5. Gentile Signora Cipriani,
    credo che occorra partire da un altro punto di vista: la città è di tutti e Roma è di tutto il mondo. Se ciascuno di noi pensasse di essere autorizzato ad intervenire con idee, osservazioni, commenti, suggerimenti o critiche sono “nel territorio di competenza” (e qual’è?), avremmo tante piccole isole tristi e non certamente un tessuto urbanistico,sociale e civile da condividere. Mi spiace dirle che il destino di via Giulia non è una questione che interessa solo chi vi abita e quindi non siete solo voi che potete decidere per un’area di questa rilevanza. Chi non è intervenuto specificamente su via Giulia fino ad oggi pubblicamente (la informiamo anche che da anni in molti stiamo lavorando sul tema del parcheggio CAM in via Giulia e sull’abbandono della zona, comune – ahimè – a quello di molte altre aree della città) non è detto che non abbia fatto e/o stia facendo una battaglia per una città – tutta intera – migliore, aperta, più tutelata, più civile e più “condivisa”. E’ proprio questo il punto. La condivisione delle decisioni, che parte da un processo partecipativo vero per aree di rilevanza mondiale e non con incontri dell’Assessore Gasperini o del Sindaco Alemanno solo con quelli per qualche ragione “più vicini” o meno contrari, è alla base di tutto questo. Pensa di avere il diritto di partecipare, signora Cipriani, alla decisione eventuale di costruire una piramide di cemento alta 30 metri in piazza Navona, o dovrebbero deciderlo solo i residenti e coloro che hanno una attività commerciale in quel luogo? Io credo che le interesserebbe e ne avrebbe certamente il diritto.
    Noi crediamo che la partecipazione, la trasparenza, la condivisione, il dibattito e la ricerca di soluzioni di alto profilo siano irrinunciabili sempre e in particolare in aree che appartengono a tutte e tutti, che rappresentano valori straordinari non quantificabili monetariamente. Mi dispiace, sinceramente, che abbia messo al primo posto della sua lista il bisogno di parcheggi e per ultimo la realizzazione del museo: sembrerebbe di capire che la priorità è il parcheggio e, poichè la soluzione edilizia (per altro derivata dall’aumento dei costi per il parcheggio dopo il ritrovamento di reperti di eccezionale valore) proposta recentemente, sembra “a voi” accettabile dal punto di vista estetico, si può fare. Noi crediamo che il processo debba essere, ancora una volta, svolto al contrario: come salvaguardare questi reperti, prima di tutto? In secondo luogo, come risolvere – se possibile – il bisogno di posti macchina per i residenti? E’ sicura che gli interessi degli operatori commerciali della zona siano gli stessi dei residenti? Vede, signora Cipriani, l’area -lasciata andare al degrado colpevolmente da amministrazioni comunali incompetenti o disinteressate – si può riqualificare valorizzando i reperti anche senza nuove cubature, e questo porterebbe decoro e turisti. Per i posti macchina, possiamo immaginare un’altra soluzione anche se non è sotto casa? Vogliamo allora parlare di come si può ottenere tutto questo? Vogliamo, insieme, chiedere all’amministrazione comunale e ottenere di intervenire sulla pulizia, il controllo e la vigilanza anzichè chiacchierare di cubature spaventose (il loquace Gasperini cosa dice in proposito?)? Vogliamo chiedere insieme anche alle Soprintendenze di tutelare l’area e musealizzare i reperti a vantaggio dei cittadini e della crescita culturale del Paese cercando uno sponsor che non chieda metri cubi, come fatto per il Colosseo o il restauro di Fontana di Trevi?
    Ecco, parlando insieme con tutti coloro che sono interessati a questo luogo e amano Roma nel suo complesso e nella sua complessità – anche se abitano a Ponte Milvio – si potrebbe trovare una soluzione infinitamente migliore di quella proposta dalla CAM e sostenuta in qualche modo, non si capisce perchè, da questa amministrazione comunale, che invece avrebbe il dovere di riqualificare quell’area aprendo per esempio un concorso internazionale di idee, ma soprattutto svolgendo la propria funzione amministrativa su tutti gli altri problemi. Spero di incontrarla presto. Un cordiale saluto. Roberto Crea – Segretario Regionale Cittadinanzattiva Lazio Onlus

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